08-05-2021
Il pianto della vite (o della vita?)
Nel Vangelo di domenica scorsa Gesù si presentava come la vera vite. Ora, chi ha avuto una vite, come il sottoscritto, sa che, perché possa produrre bene, ci vuole una cura molto attenta. Tutto l′anno. In ogni stagione infatti c′è qualche lavoro da fare. E c′è anche la fase della potatura. Perché Gesù dice che anche il tralcio che porta frutto viene tagliato: viene potato ogni primavera. Ci sono dei tagli particolari da dare, che il contadino ben conosce. Certo, il taglio fa soffrire; tant′è che si usa dire piangere come una vite tagliata; perché dal punto dove viene tagliata fuoriesce un umore biancastro - che serve peraltro a proteggerla dai parassiti e a far rimarginare meglio la ferita -, e questo liquido sembra appunto una goccia: una lacrima. I vecchi contadini usavano questa espressione proverbiale interessante: Più gliene togli e più te ne dà. Intendevano suggerire di tagliare i tralci molto vicino al ceppo principale, in modo tale che potesse produrre di più. Perché, se il tralcio è troppo lungo, fa tante foglie e tanti pampini, ma poca uva. La vite è bella invece quando produce tanti bei grappoli, che possono fare del buon vino; per cui, se si vuole fare un buon raccolto, si deve tagliare molto. E, in questo caso, la vite piange Ma produce molto! Gesù ha fatto questo paragone osservando la natura. Probabilmente da ragazzo ha visto i contadini lavorare e ha notato questo procedimento di sapienza agricola. Ci ha ragionato sopra, e se ne è servito per trarne un insegnamento. Nel testo greco il verbo che noi traduciamo con potare in realtà è il verbo purificare. Solo che noi in italiano, ovviamente, non possiamo dire purificare la vite. Il contadino usa piuttosto il verbo tecnico potare; però il doppio senso è chiaro. Il suo intervento che taglia serve per togliere ciò che non va bene: ciò che è sbagliato. É un intervento purificatore. Potremmo dire con uno slogan: Chi taglia toglie. Allo stesso modo, chi rimane in Gesù ogni tanto ha bisogno di qualche taglio. Il taglio infatti, inteso anche come sofferenza, è una purificazione: ci aiuta a vivere meglio. Non dobbiamo, perciò, avere paura delle nostre lacrime, delle potature che dobbiamo affrontare, per portare più frutto! Certi vignaioli raccolgono il pianto della vite, ponendo sotto il tralcio una canna tagliata. Che bello, allora, poter dire anche noi a quell′agricoltore speciale, che è Gesù: Nel tuo otre raccogli le mie lacrime (per purificarmi!): non sono forse scritte nel tuo libro? (sal 56, 9). Pace e Bene. Don Pietro, co-parroco